Gestire l’insuccesso nella progettazione europea: consigli pratici per imparare dai propri errori e presentare progetti vincenti.

Il fattore competizione e la gestione dell’insuccesso

Non possiamo negarlo: i progetti europei possono essere davvero molto competitivi e un progetto non finanziato è un avvenimento “normale” che bisogna imparare a gestire.

In programmi come Horizon Europe, Europa Creativa ed Erasmus+ il tasso di successo è spesso molto basso, in alcuni casi anche inferiore al 10%. In altri termini, è più probabile incontrare insuccessi che vittorie: due facce della stessa medaglia che Rudyard Kipling, in una famosa poesia, consigliava di trattare allo stesso modo. Proponiamo oggi alcuni consigli su come farlo, evitando di restare scottati dalle prime esperienze e fare degli insuccessi un fattore di crescita, per sé e per la propria organizzazione.

È possibile rendersi conto della percentuale di progetti ammessi consultando i report annuali (come nel caso di Erasmus+) o le valutazioni ad interim (come nel caso di Horizon Europe) dei programmi europei.

Per chi lavora nella progettazione europea, un così alto livello di competizione significa innanzitutto che il livello qualitativo dei progetti presentati deve puntare all’eccellenza, perché spesso la distanza tra un progetto finanziato e uno non finanziato si misura in pochissimi punti di scarto. Questa dinamica è resa ancora più evidente dalla crescente applicazione di strumenti di Intelligenza Artificiale alla scrittura dei progetti, che ha aumentato il numero e la qualità media dei progetti presentati.

Il feedback è d’oro: alcuni consigli per l’analisi del report di valutazione

Se il progetto non è stato approvato, è importante non fermarsi alla delusione. Nei progetti europei, ogni progetto è accompagnato da un Evaluation Summary Report (ESR), che assegna a ciascun criterio di valutazione un punteggio numerico e un commento sintetico, che evidenzia i punti di forza, di debolezza e le aree di miglioramento del progetto.

A seconda dei programmi, l’ESR può cambiare o chiamarsi in modo leggermente diverso, ma rimane comunque una prassi consolidata. I criteri di valutazione variano a seconda del programma, ma riguardano tipicamente la rilevanza, l’impatto, la qualità e la coerenza dell’impianto progettuale.

L’ESR rappresenta una sintesi dell’analisi svolta da valutatori esterni, qualificati nell’ambito specifico cui si rivolge il bando: se il progetto non è stato ammesso al finanziamento, l’ESR è la risorsa più preziosa per capire dove migliorare la proposta in vista di una futura ricandidatura.

Ecco alcuni consigli per far fruttare questa analisi nel migliore dei modi.

La curva di apprendimento e le lezioni apprese della progettazione europea

Partecipare a un progetto europeo è un percorso trasformativo che va ben oltre la stesura di un formulario o l’ottenimento di un finanziamento. Oltre all’impatto generativo della valutazione, che permette alle organizzazioni che presentano il progetto di attuare miglioramenti per la candidatura successiva, lo sviluppo di progetti può essere un vero e proprio esercizio di capacity building che permette di:

In sintesi: Il valore del “fallimento positivo”

Abbiamo visto come, anche quando un progetto riceve un punteggio insufficiente, l’organizzazione ne esce potenziata. La progettazione va vista come un investimento a lungo termine: l’ente ne esce con una visione più chiara del proprio ruolo, una rete più vasta e una metodologia di lavoro più solida. Ogni Evaluation Summary Report negativo è, paradossalmente, una “guida gratuita” degli esperti che può portare alla vittoria nella call successiva.

Il segreto è non disperdere il lavoro fatto: mantenere vivi i contatti con il partenariato, fare tesoro delle critiche e continuare a seguire le date di pubblicazione tramite i programmi di lavoro (e gli aggiornamenti del nostro Portale Bandi). L’unico vero “fallimento” nella progettazione europea è smettere di candidarsi dopo il primo tentativo.